Orgoglio e pregiudizi

Pregiudizio: giudicare qualcosa in maniera parziale, senza aver raccolto tutte le conoscenze su quella determinata cosa in quanto tale.
Pregiudizio viene spesso colllegato al pregiudizio razziale, e acquisisce per “partito preso” (quindi in maniera pregiudiziale) un carattere negativo. Eppure il pregiudizio è parte integrante del nostro normale modo di ragionare.

Siamo in una strada poco illuminata e vediamo davanti a noi un uomo che si avvicina appoggiandosi al muro, barcolla leggermente e ha un involto nella mano che tiene vicino al corpo.

Sebbene appaia una descrizione articolata, in realtà può rappresentare molte cose diverse, ad esempio una persona che è stata accoltellata ( l’involto è un indumento che usa per fermare il sangue). Eppure la stragrande maggioranza avrà pensato a qualcosa di negativo (la prima cosa che mi viene in mente è un drogato, ma questo è, appunto un mio pregiudizio).
La riflessione nasce da un discorso fatto recentemente su come la categoria di psicologi, e in generale di chi si occupa di salute mentale, soffra spesso di pregiudizi (in senso stretto meno, ma in senso lato moltissimo, basti pensare all’etichettamento a cui alcuni pazienti vanno incontro e agli effetti che ha sulla loro salute).
E’ anche vero però che al di là degli errori di logica (che vanno sotto il nome di euristiche) che il pregiudizio porta, la capacità di decidere un’azione a partire da dati parziali (che è il significato di pregiudizio) è fondamentale per l’uomo nella sua vita quotidiana. Il colpo di fulmine (per trovare un esempio “positivo”) è un pregiudizio, ci si innamora di una persona che si conosce appena sulla base di come ci si aspetta sia.

Ma resta il fatto che il pregiudizio può arrivare a segnare in maniera fortissima le persone.

Signor Giudice mi hanno assassinato. Lavoravo. Mi hanno fatto cacciar via dal banco dov’ero assegnato con la scusa che, essendocci io, nessuno più veniva a far debiti e pegni…

Per chi non conoscesse nè la novella, nè l’opera teatrale, è una citazione tratta dalla patente di Pirandello. Un uomo, rovinato dai pregiudizi negativi che lo vogliono uno jettatore, fa di questi un punto di forza e chiede, con una mossa disperata ancorchè geniale, una patente che attesti la sua capacità di jettura.

Tra i compiti più difficili per un terapeuta, c’è sicuramente quello di riconoscere i propri, inevitabili, pregiudizi e saper quando questi giudano le sue azioni; anche nella normalità di tutti i giorni, molte scelte si basano su informazioni parziali. Se è plausibile etichettare il commesso del supermercato come “antipatico” e comportarsi di conseguenza, costringendo questi a diventare antipatico, un comportamento pregiudiziale in terapia è quanto di più pericoloso un terapeuta possa agire.

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