“Questa è una sala della vita.
Tutti i kriptoniani sono stati concepiti in sale come questa.
Ogni bambino era stato programmato per svolgere un ruolo nella nostra società”
(Jor-El)


zodSecondo l’approccio cognitivo-comportamentale (Beck; Ellis) il sistema cognitivo è costituito da diversi processi mentali che si influenzano reciprocamente. Le credenze costituiscono le strutture portanti: idee sul sé, sugli altri e sul mondo. Mentre alcune sono innate, la maggior parte si sviluppa tramite esperienze individuali, attraverso le figure di riferimento e l’ambiente socio-culturale. Le credenze generano a loro volta gli scopi della nostra vita ed i comportamenti ci permettono di perseguirli. Le emozioni, infine, fungono da monitoraggio dei nostri obiettivi.
Questa semplificata schematizzazione rappresenta il nocciolo dell’identità: in continua evoluzione ed allo stesso tempo sempre coerente con sé stessa, capace di percepire e interpretare il mondo che ci circonda in maniera personale.
E’ fondamentale che essa sia flessibile e adattabile, pena un irrigidimento che conduce a quel fanatismo sofferente rappresentato in maniera così efficace dal regista Zack Snyder. Nella sua rivisitazione dell’intramontabile universo di Superman i kriptoniani sono individui le cui credenze e scopi vengono geneticamente programmati in laboratorio; la rigida società finisce per rinforzare tali credenze portando alla formazione di una personalità con possibilità di sviluppo molto limitate.

“Io esisto solo per proteggere Kripton.
E’ questo l’unico scopo per il quale sono stato messo al mondo.
E ogni azione che io eseguo, non importa quanto violenta o crudele sia,
è per il bene supremo del mio popolo!”
(Generale Zod)

Ogni volta che raggiungiamo uno scopo le nostre credenze si rafforzano e la nostra identità si solidifica. Viceversa, in caso di fallimenti sistematici, la mente prende atto di non avere possibilità di soluzione: i processi cognitivi sono revisionati con le nuove informazioni e scopi alternativi vengono scelti. E’ in questo modo che le nostre mappe mentali diventano sempre più complesse e articolate. Se, infatti, tutto il sistema cognitivo tende all’auto-conferma, la sua maturazione risiede proprio nel fallimento e nell’invalidazione delle attese. Le stesse emozioni risultano funzionali a ciò. Ma procediamo con ordine: nella realtà credenze e scopi non hanno tutti la stessa valenza, maggiore è la loro la centralità nel definire chi siamo, maggiori sono le strategie difensive messe in atto nel tentativo di preservarli.
Fintantoché il sistema mentale è sufficientemente elastico da gestire una sua invalidazione, questa verrà elaborata e integrata, a prescindere da quanto dolorosa possa essere. Al contrario, un sistema mentale rigido e con poche credenze non può che difendersi negando ogni minima invalidazione, poiché l’identità ne risulterebbe eccessivamente danneggiata. In questo caso le emozioni negative divengono troppo potenti, in quanto la discrepanza tra il reale e la realtà desiderata non viene accettata né mentalizzata.
I soldati kriptoniani, creati per non conoscere indecisioni, incarnano questo individuo con pochi schemi centrali, rigide strategie di soluzione e scopi irrinunciabili. Essi non percepiscono altro se non il vuoto che il fallimento genererebbe in loro. Il senso di determinazione cieca, l’ansia di fallire e l’atteggiamento ostile sono la naturale conseguenza di un sistema troppo coerente a sé stesso.

“E adesso io non ho più un popolo.
La mia anima è quello che davvero tu oggi mi hai tolto, me l’hai
strappata!”
“Li tormenterò! Li farò soffrire!
Questi umani che hai adottato te li porterò via, te li strapperò uno ad
uno!”
(Generale Zod)

Il generale Zod ha perso tutto: la sua patria, il suo ruolo, la sua ragione d’esistere. La sua programmazione lo priva anche della possibilità di prefigurarsi una soluzione alternativa. Il dolore, l’ira incontrollata, il profondo senso di ingiustizia subita, il tentato colpo di stato, l’omicidio di Jor-El, lo stesso disperato tentativo di distruggere un intero pianeta per fare rivivere la propria idea di Kripton, non sono altro che i tentativi di rimettere in piedi la sua realtà ideale e con essa la propria identità.
E’ la rabbia l’emozione che lo domina: essa è il nostro principale strumento di difesa di fronte ad un evento percepito come un’aggressione ed un fornitore di energia per agire. Come tutte le emozioni essa è funzionale alla nostra esistenza. D’altra parte, livelli particolarmente elevati e pervasivi sono da attribuirsi a processi cognitivi disfunzionali: estremo limite della rigidità a povertà cognitiva di fronte ad eventi ostili.
E così è anche per Zod: la sua rabbia viene alimentata dal ricordo incessante dei torti subiti, talmente forte da distorcere la percezione della realtà sino ad attribuire agli altri immaginari intenti ostili, in una spirale di distruzione che coinvolge se’ stessi e gli altri, come il film rappresenta in maniera esemplare.

FILMOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA
Snyder S., Man of steel, (2013)
Lorenzini R., Sassaroli S., La mente prigioniera. Strategie di terapia cognitiva, ed. Cortina
Raffaello, collana Psicologia clinica e psicoterapia,(2000).
Semerari A., Storia, teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva, ed. Laterza, (2006)

I Kriptoniani
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