Dopo diverso tempo dall’uscita nelle sale dell’ultimo film dedicato all’immaginifico universo di Star Wars, spero di non incorrere nelle ire di nessuno rivelando uno dei colpi di scena che, parlando da appassionato della saga, potrebbe essere la chiave di volta di questa terza trilogia: il parricidio compiuto da Ben Solo alias Kylo Ren.
Molto se ne è chiacchierato, criticando fortemente la presenza di un cattivo certamente non all’altezza del carismatico nonno a cui il giovane Solo si ispira.
Se da un punto di vista cinematografico la scelta può essere discussa e criticata, il personaggio in questione offre un interessante spunto di riflessione psicologica e di confronto tra il rapporto di Ben e la sua figura paterna, e quello di Luke Skywalker con la propria.
kyloEntrambi questi giovani appaiono alla ricerca di un proprio posto nell’Universo e la loro ricerca li porta a scontrarsi e uccidere il proprio genitore: nel caso di Luke il parricidio costituisce una trama secondaria in un’intera trilogia, nel caso di Ben l’evento cardine del recente film.
A prima vista le somiglianze tra i due personaggi parrebbero essere messe in ombra da molteplici differenze, ma una valutazione del genere dimentica la distanza temporale tra l’uscita nelle sale delle due opere cinematografiche.
“Star Wars” esce nel 1977, alla fine di un periodo di rottura con l’autorità che è stato gli “anni sessanta” (il ’68 italiano) e si affaccia agli anni 80, in cui la cultura giovanile non raccoglie questa eredità di rottura ma sembra piuttosto essere alla ricerca di una continuità e di radici forti; sono anni in cui, ad esempio, il maschilismo ritorna prepotentemente a volte finendo per diventare macchietta di se stesso, si pensi che è in questi anni che il wrestling avrà il suo più importante boom.
Luke Skywalker è in parte figlio di questi umori: nello scorrere dei tre film vediamo il ragazzo diventare adulto e Jedi, in particolare grazie ad un’imponente figura di riferimento come Yoda, trait-d’union con il passato e rappresentante vivente dello scomparso Ordine dei Cavalieri Jedi.
Lo stesso parricidio di Luke non è intenzionale, ma costituisce parte di un percorso obbligato: così come il bambino entra in adolescenza quando inizia a mettere in discussione i dettami genitoriali e ne esce adulto quando accetta i genitori non più come figure idealizzate o oppressive, così Luke nel volto devastato del padre ne riconosce al tempo stesso la fallibilità e la grandezza.
Diversi sono gli anni in cui viviamo. Sempre più la famiglia perde la propria forma, arroccata attorno ad un’idea (la coppia padre e madre) e perdendo di vista il suo vero significato che è protezione e culla fisica e psichica per i figli.
E’ probabile che queste motivazioni siano le stesse che hanno portato Ben Solo a staccarsi dai propri genitori e cercare nuove risposte; non più Cavaliere Jedi ma Cavaliere di Ren, prima Ben Solo ora Kylo Ren; questi cambi appaiono superficiali e rendono ancor più doloroso il contrasto tra quel “Lato Chiaro” proposto dagli adulti e il “Lato Oscuro” promesso dalla misteriosa figura di Snoke.
E’ forse questo conflitto lacerante tra il desiderio di continuità e discontinuità che può dare senso ai ripetuti e violenti scatti d’ira di Ben.
Anch’egli alla ricerca di un punto di riferimento nel passato, se però Yoda è un mentore vivo, Darth Vader è morto e poco sostegno può offrire al nipote, che è definitamente e disperatamente solo nella sua ricerca di un’identità adulta.
Se la morte di Anakin Skywalker costituisce la sua liberazione e l’affermazione di Luke quale cavaliere del Lato Chiaro, l’assassinio deliberato e perpetrato da Ben non sembra cambiare nessun equilibrio, appare anzi il fallimento di padre e figlio.
Questo paragone tra due film e due epoche storiche è quanto mai centrato se si pensa che attualmente numerosi psicologi e filosofi si stanno interrogando sulla scomparsa della figura paterna e della perdita del suo valore nella crescita della prole. Il padre è un vertice fondamentale all’interno della coppia genitoriale costituisce per il bambino la prima figura di riferimento protettiva al di fuori della madre (con la quale ha un forte legame fisico), mentre per l’adolescente è il metro di paragone, insieme alla madre, da cui partire per definire la propria adultità.
Oggigiorno è sempre più importante interrogarsi su cosa voglia dire “padre”, su quali valori questa figura (che per Freud è prototipica delle religioni monoteistiche) possa ancora portare per svolgere il proprio ruolo quando la cultura mediatica non fa che svilire il ruolo del genitore e la sua importanza, favorendo un’eterna adolescenza che finisce per essere “arrabiata” e incapace di definirsi; è questa la sfida non solo delle discipline umanistiche ma di tutti, padri madri e figli, per una società capace di svilupparsi e continuare a crescere.

Ben Solo, Star Wars e la figura paterna.
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