Ci sono persone che dopo aver incontrato grosse difficoltà mostrano poi buone capacità di ripresa uscendone psicologicamente fortificate. Ci sono altre persone, fiduciose e di successo, che di fronte alle medesime problematiche soccombono oppure, una volta attraversate e gestite, si scoprono essere più fragili di prima.

Che cosa le differenzia? Si tratta di caratteristiche modificabili o la complessità dell’esistenza rende il destino di ognuno di noi una sorta di trama predefinita?

0In psicologia è denominata “resilienza” la capacità umana di far fronte ad eventi traumatici riorganizzando il proprio sistema cognitivo in modo maggiormente strutturato e stabile: fronteggiare le avversità nonostante tutto ricavandone eventualmente una crescita personale. Secondo molti studi psicologici odierni tale caratteristica può essere appresa, se carente, e allenata al fine di prevenire disagi emotivi e cognitivi frutto di esperienze sbagliate oppure migliorare una condizione psicofisica già buona di per se. Fattori individuali e sociali formano la rosa delle proprietà resilienti: competenze di pensiero e socio-emotive che fungono da fattori protettivi contro le avversità della vita.
Com’è facilmente intuibile non possediamo tutti le medesime capacità e punti di forza, ciò dipende sia da un innato temperamento individuale sia dai diversi contesti di crescita che ne facilitano o meno lo sviluppo.
Un ambiente familiare caldo e accogliente, il cui stile relazionale sia improntato all’ascolto piuttosto che al giudizio offre al bambino una visione di se stesso come adeguato ed amabile rendendolo strutturato per comprendere, accettare e rielaborare i rimproveri costruttivi e i “no” che i genitori avranno il dovere di imporgli. Egli imparerà ad utilizzare la stessa visione, non squalificante ma valutativa, prima su se stesso e poi sul mondo. Anche la presenza o meno di eventi traumatici nelle prime esperienze di vita incidono sul nostro stile di pensiero, così come la qualità della società che ci circonda e le relazioni che sperimentiamo fin da piccoli. Un’abitudine di pensiero dunque, di pensarsi e di percepire il mondo, con un enorme bagaglio emotivo al seguito. Una volta formato esso si riprodurrà in maniera stabile ed automatica, e solo con un’operazione di consapevolezza e un serio allenamento mentale lo si potrà modificare qualora se ne rilevasse la necessità al fine di migliorare il proprio benessere.

Quali sono, dunque, questi requisiti positivi?

Una buona autostima è senz’altro una caratteristica indispensabile alla resilienza. Saper riconoscere la propria amabilità ed il proprio valore indipendentemente dagli esiti ci permette di essere meno vulnerabili alle critiche altrui, alle nostre ed all’andamento incerto degli eventi.
Lo stesso vale per una visione ottimistica razionale della vita: con essa si intende il tipo di spiegazione che forniamo a noi stessi in seguito a nostri successi o fallimenti. In sintesi, una visione di questo genere permette di valutare correttamente gli eventi che dipendono da noi o dall’ambiente, la loro durata in termini di tempo e quali situazioni influiscono in maniera circoscritta o protratta sulla nostra vita.
Una disposizione ad affrontare la sfida trasforma i nostri scopi in appetibili obiettivi da raggiungere anziché chimere inaccessibili.
Un adeguato senso di autoefficacia è un’ulteriore imprescindibile caratteristica, essa ci permette di considerare buona parte degli eventi come controllabili e quindi riparabili qualora dovesse verificarsi un’eventualità sgradevole.
La tendenza all’azione, sia utilizzata come fattore distraente che come strategia per affrontare gli ostacoli, toglie spazio alla rimuginazione ed evita l’apatia.
La capacità, o opportunità, di costruirsi intorno una buona rete sociale sia di tipo familiare che amicale entro cui sperimentare comunicazione e supporto reciproco ci permette di ottenere feed-back positivi su noi stessi e ci fornisce strumenti concreti di fronteggiamento che da soli potremmo non possedere.
Per concludere, la capacità di sviluppare strategie di coping volte a stimolare emozioni positive: sperimentare stati emotivi positivi, secondo la teoria dell’amplificazione, promuoverebbe un circolo virtuoso che porta l’individuo a cercare ulteriori situazioni piacevoli, così come ad affinare un’attenzione selettiva nei momenti avversi che ci permetterebbe di valutare le circostanze secondo un punto di vista favorevole.

La resilienza è un concetto relativamente recente e figlio di una maggiore attenzione della Psicologia alle competenze della persona: possedere o accrescere una buona dose di resilienza costituisce un importante fattore di protezione per la salute ed il benessere della persona agendo direttamente sulla sua felicità.

Bibliografia:
De Filippo, A. “Stress e resilienza. Vincere sul lavoro.” Ed. Psiconline, 2009.
Seligman, M.E.P., “Imparare l’ottimismo.” , Ed. Giunti, 2013.
Lorenzini, S. Sassaroli, “La mente prigioniera.” Raffaello Cortina Editore, 2000.

Resilienza: quando le avversità fortificano