Se il tuo problema si può risolvere, perché ti preoccupi? Se invece non si può risolvere, perché ti preoccupi?
Aristotele

7637cce1985a90e542bdeec6cba4e173Quando le persone non esperte si rivolgono allo psicologo, alla salute mentale in genere, in una larga parte dei casi la domanda è “Dottore, cos’ho? Quale è il mio problema?”
Queste semplici domande nascondono in se’ una terribile trappola per il paziente e per lo psicologo stesso; l’idea che vi sia un problema, un qualcosa da eliminare “per stare meglio”.
E’ così che terapeuta e paziente iniziano una ricerca che dovrebbe portarli ad individuare il patogeno (che etimologicamente indica un qualcosa che produce malattia in un corpo) e, nei casi più fortunati questo qualcosa viene trovato e risolto, che sia un ricordo doloroso, un evento traumatico recente o una relazione tossica.

Ma in molti casi non c’è nulla da trovare.

Spesso il problema non ha una causa patologica esterna, quanto piuttosto rappresenta una caratteristica comportamentale o personologica della persona. Quando si arriva a questo punto di un percorso terapeutico il paziente si aspetta di ricevere “la sentenza” di una patologia, quel “sei matto” che se da un lato fa paura permette anche di mettere un punto e un nome alla propria sofferenza.
Il paziente ritiene che dare un nome a questa patologia sia la “fine” del lavoro del terapeuta – dopotutto le ricerche dimostrano come i tratti di personalità siano quasi impossibili da modificare – ma questi sa che in realtà il lavoro è appena iniziato: compreso quale nucleo della personalità del paziente provoca il malessere si può infatti iniziare a cercare insieme un nuovo compito per questo nucleo, qualcosa che superi gli aspetti patologici e lo integri nelle competenze della persona.
Rabbia non è solo ciò che fa urlare contro gli altri, ma anche l’energia necessaria ad affrontare situazioni difficili; il Narcisismo è cià che ci impedisce di vedere l’altro ma è anche la spinta a fare e pretendere di più da noi stessi…
Lo psicologo, intimo osservatore esterno, può aiutare a individuare nuove cornici e sbocchi alle proprie caratteristiche tali per cui quelli che chiamiamo “difetti” diventino funzionali.
Simile a una musa, lo psicologo aiuta a trovare il modo più soddisfacente per il paziente di esprimere le proprie caratteristiche, aiutandolo a superare le etichette e a costruire una forma di se’ più armonica.

 

Una questione di temini…