Cosa vuol dire essere assertivi? E perché è così faticoso perseguirne il raggiungimento?
asserti
Oggi giorno il tema “assertività” rappresenta una delle discipline fondamentali nell’ambito di formazione aziendale, sanitaria, scolastica e di enti pubblici. Esso costituisce un importante strumento relazionale e di autoaffermazione, tuttavia il suo significato viene sovente svilito e frainteso aspettandosi di trovare in esso una risposta giusta, immutabile e risolutiva ad ogni genere di conflitto.

Quando tratto questo argomento ho infatti spesso a che fare con persone preoccupate per la loro impossibilità di reagire in maniera adeguata a situazioni relazionali delicate. Costoro, inconsapevolmente, si autoimpongono standard elevati che inevitabilmente li portano al mancato raggiungimento dei loro obiettivi con il rischio di aumentare frustrazione e senso di incapacità personale.
Tale situazione incorre molto più spesso quando l’aggettivo “assertività” viene applicato in maniera esclusiva alla comunicazione, senza tener conto che stiamo in realtà parlando di un insieme di capacità e competenze sviscerabili solamente adottando un approccio olistico che consideri anche gli aspetti psicologici profondi dell’individuo, oltre a quelli comportamentali riguardanti il padroneggiamento di tecniche ed abilità comunicative. Sarebbe impossibile mettere in pratica una certa condotta senza sapere cosa essa comporti, in termini di costi emotivi, per colui che la sta adottando.

La tematica nel suo insieme identifica un atteggiamento di rispetto, verso sé stessi e verso gli altri, esigendo da questi la medesima condotta secondo il principio di reciprocità.  E’ bene conoscere i diritti che ognuno di noi detiene in qualità di essere umano e, al contempo, che ogni azione compiuta implica una responsabilità personale: tale consapevolezza dovrebbe portare, per quanto possibile, alla ricerca di un percorso positivo e comune.
Abbracciando, come dicevamo, l’idea di un approccio olistico all’argomento non possiamo ignorare l’importanza di una buona conoscenza di noi stessi: nei bisogni profondi, nei pensieri e nelle emozioni. Come potremmo, infatti, esplicitare ad altri ciò che non è chiaro a noi per primi? Capire cosa vogliamo e cosa ci piace, indipendentemente dall’approvazione altrui, ci fornisce la facoltà di scegliere quando perseguire qualcosa e quando soprassedere.
Essere in grado di bilanciare vantaggi e svantaggi non solo nell’immediato, ma anche nel lungo periodo, ci permette di valutare se cercare o meno quei soddisfacimenti relazionali istantanei la condiscendente passività, o l’eccessiva aggressività, comportano. Preferire relazioni a lungo termine equilibrate e stabili può infatti comportare con un prezzo da pagare, tollerabile solo se ci rappresenteremo con chiarezza i benefici delle ipotetiche situazioni future. Questo criterio acconsente di non cristallizzare e irrigidire risposte preconfezionate, fornisce letture adattabili al momento e al nostro stato d’animo e rafforza in noi la serenità interiore.
Capire il nostro funzionamento interno ci permette, di conseguenza, di capire il funzionamento altrui ed empatizzare nei momenti di difficoltà; così come di comprendere le complesse regole relazionali che vigono nei vari sistemi sociali.
Interpretare e reagire in maniera adeguata alle altrui emozioni stimola un clima sociale positivo e favorisce reazioni propositive e produttive nelle avversità anche da parte di chi ci circonda, migliorando il benessere e le occasioni positive.
Solo arrivati a questo punto potremo padroneggiare consapevolmente tecniche comunicative inerenti aspetti di tipo verbale, non verbale e di ascolto attivo utili ad esplicitare i nostri vissuti interiori, fornendo agli interlocutori una rappresentazione efficace di noi stessi.
Ultima ma non per importanza, una buona autostima è ciò che consente di relazionarsi agli altri senza risultare schiavi dei loro giudizi. Essa è ciò che permette di considerare questi ultimi con obiettività, senza rifuggirli come pericolosi o accettarli in maniera incondizionata. E’ grazie ad un’autostima salda che siamo in grado di prendere quanto di costruttivo può esserci in un parere negativo sul nostro conto e non sentirci sviliti in tutto; allo stesso modo ci autorizza a metterci in gioco evitando il timore di sembrare inadeguati.

Ma non basta ancora: dopo questo breve viaggio nell’autoconsapevolezza interiore è bene precisare che la reale essenza dell’assertività ha sede nella facoltà di poter decidere quale atteggiamento utilizzare. Sentirci obbligati all’inseguimento di valori ideali rischia di danneggiare il nostro benessere emotivo. E dunque possiamo sentirci autorizzati a domandarci quali siano le situazioni, e le relazioni, che consentano un comportamento che preveda l’utilizzo del principio di reciprocità e quali invece neghino l’attuazione dello stesso, concedendoci di virare verso atteggiamenti autoritari o di cedimento consapevoli.

Assertività: autoconsapevolezza e comunicazione